venerdì 19 dicembre 2014

CARAMELLE DALL'ARCHIVIO / 4: UN MODERNO NATALE ANTICO

Con l'arrivo del Natale si illumina il Torrione, ma arriva, ahimé, anche la seconda rata della tassa sulla casa. Andando a spulciare nei documenti dell’Archivio, e risalendo al ‘600, troviamo sorprendentemente delle analogie.
La Comunità medievale di Spilamberto pagava ai Rangoni un “censo” in due rate e, guarda caso, la seconda veniva consegnata a Natale. Quando governava la marchesa Bianca Rangoni la quota del semestre di Natale era di 78.10 lire dell’epoca. Poi gli Spilambertesi pagavano anche 33.16 lire al cognato di Bianca, il vescovo di Piacenza Claudio Rangoni.
Ma non basta, poveri Spilambertesi: il Massaro, ovvero il Ragioniere dell’epoca, consegnava una “honoranza” ad un altro personaggio di rilievo. Spilamberto aveva infatti una milizia sua, costituita dai suoi abitanti, guidati da un Colonnello. Siamo nel 1618 ed ecco che cosa scrive il Massaro dell’epoca Marco Castagneto: “…pagai per l’honoranza di Natale in mano al signor colonnello Pazani £. 24.0”. Per inciso questo cognome ci rimanda a uno scutmai spilambertese, “Pazan”.

Un altro fatto natalizio curiosamente si collega al presente.

Il 20 dicembre del 1620 il Massaro sborsa £. 10.0 della “Comunità”, così allora si chiamava il Comune, per allestire il palco dove si doveva rappresentare una commedia. Questi soldi vengono consegnati ai “zoven” (giovani) appunto per fare il “ Palco de la Comedia”. Pensiamo allora a come la tradizione teatrale sia sempre stata presente a Spilamberto, nei teatri ma anche in compagnie spilambertesi. Ci ricorrono alla mente nomi dei nostri artisti attori: la Tacconi "zia" Colla, Fabriani l’Umarein, Cioni…; recentemente ricordiamo Galli padre e figlio, Zanotti…, gruppi come “Il Gat”, le iniziative teatrali di De Maria, testi di commedie in dialetto Spilambertese, le farse, “Giovàni seinzapaura”.
Già dal '600 ritroviamo un desiderio di teatro... un ulteriore conferma, insomma, del fatto che nell’Archivio c’è il nostro DNA. Teniamocelo caro.
Buon Natale.

giovedì 18 dicembre 2014

CARAMELLE DALL'ARCHIVIO: IL NOME DELLA RUBRICA

Le caramelle sono legate all’infanzia, al ricordo dell’infanzia, sono un momento della memoria. Sono pure legate alla leggerezza, a un piacere che si consuma in un attimo.
La memoria ci riporta all’Archivio, dove è conservata quella del nostro paese. La leggerezza e la brevità testimoniano l’intenzione con cui noi trattiamo le notizie di Spilamberto, e il piacere è quello che speriamo di suscitare in voi.
L’infanzia, inoltre, ci collega ad un tempo trascorso, ma che rimane dentro di noi, legato al nostro presente.
Questi i motivi per cui abbiamo deciso di chiamare la rubrica “Caramelle”. C’è in noi la convinzione, lo sforzo di mostrare che nel nostro presente c’è anche/ ancora il nostro passato.

lunedì 15 dicembre 2014

CARAMELLE DALL'ARCHIVIO / 3: IL "DISERTO" SPILAMBERTO


Dal luglio del 1581 gli Este dominavano direttamente Spilamberto attraverso un Ufficiale ducale, quale amministratore della giustizia e detentore del potere esecutivo. Con l’arrivo del Commissario Giovanni Armati veniva ripristinata la Signoria dei Rangoni; un nuovo Commissario avrebbe eseguito gli ordini dei rinnovati Signori feudali.
Con la lettera riportata, Armati informava il Segretario Ducale sulla condizione del territorio ove era giunto in missione. Le condizioni di Spilamberto erano deplorevoli (e in un altro momento le descriveremo più dettagliatamente).
Certamente non è pensabile una simile situazione oggi. Ma ci sono certi sabati e certe domeniche pomeriggio in cui nel paese sembrano vivere solo le case. Poi dietro l’angolo c’è questa tendenza, una mentalità strettamente manageriale che tende a sradicare ciò che da sempre è stato del paese, centralizzando tutto.
Se togliamo a Spilamberto alcuni dei suoi gioielli, fra cui il Museo Archeologico, il suo Archivio, in pratica la sua memoria, e portiamo tutto a Vignola, ecco che anche oggi ritroveremmo quel “diserto”che nella lettera dell’Armati fa stringere il cuore.

sabato 13 dicembre 2014

NOTIZIE DALL'ARCHIVIO / 2: SPILAMBERTO ENTRA NELLA SCUOLA

Qualche giorno fa, ha destato stupore nei passanti vedere una classe della scuola di Spilamberto guidata, attraverso il paese, da un alunno, a cui, dopo un po’, dava il cambio un altro.
Era proprio così, e succederà ancora.
Questo è un segnale concreto dell’inizio di una attività didattica condotta da Criseide Sassatelli, in collaborazione con Chirio Caprara, attraverso la quale si cercherà di avvicinare i ragazzi, in modo consapevole, alla storia del proprio paese ed al metodo della ricerca storica.
Sarà fattiva la presenza degli insegnanti delle classi interessate.
Attraverso la lettura di documenti d’archivio, alla visione partecipata di proiezioni, alla scoperta in loco di ciò di cui si discute, cioè attraverso lezioni laboratoriali, i ragazzi potranno comprendere che la complessità delle nostre personalità, del vivere comune e dell’involucro materiale in cui agiamo sono il frutto di una continua stratificazione, e la storia non è qualcosa di distante che troviamo sui libri. Si potranno così comprendere le ragioni delle nostre abitudini, dei nostri pensieri, delle nostre tradizioni.
Per prendere coscienza di tutto ciò, occorre capire che non siamo frutto del solo presente, ma abbiamo estese e profonde radici.
Nell’attuale realtà che ci pone in contatto con tante persone di diversa provenienza, il dialogo e l’integrazione possono avvenire soltanto se la coscienza della propria esistenza si fonda su solide culture che rendono consapevole la diversità, accettandola come tale in quanto attributo prezioso.
Percorriamo quindi il nostro passato come percorriamo le strade del nostro paese e del mondo, non gettiamo via la nostra cultura e tuteliamo i nostri beni comuni. Il patrimonio che ci è stato lasciato consegniamolo intatto a coloro che verranno. Questo importantissimo passaggio può avvenire soltanto se amiamo tale ricchezza, e per amarla bisogna conoscerla!

giovedì 11 dicembre 2014

CARAMELLE DALL'ARCHIVIO / 2: SPILAMBERTO... A ROMA



8 dicembre, festa dell’Immacolata. Il Papa comunica i suoi percorsi di preghiera attraverso Roma. Una tappa è a Piazza di Spagna, per rendere omaggio alla statua dell’Immacolata.
La televisione anticipa l’evento mostrando un pompiere che offre una ghirlanda alla Madonna porgendola dalla cima di un’altissima scala. Il monumento, progettato dall’architetto Luigi Poletti (al quale è dedicata l’omonima biblioteca modenese), fu inaugurato l'8 dicembre 1857 grazie al lavoro di 220 vigili del fuoco. La Vergine si trova sulla sommità di un’altissima colonna, da cui la vista spazia sulla capitale.
E Spilamberto che cosa c’entra?
La statua è opera del famoso scultore spilambertese Giuseppe Obici.
Spilambertese, sì; infatti è nato a Spilamberto. Basta recarsi nell’Archivio comunale e consultare l’anagrafe storica, dove troviamo citati lui e tutti gli altri Obici di Spilamberto, una famiglia nel tempo numerosa, e con vari componenti in vista nel nostro territorio. Troviamo altre statue dello scultore a Spilamberto e nel museo di Modena.
Se poi, a Spilamberto, dall’angolo della Piazza vi incamminate lungo i portici della via che porta il suo nome e proseguite fin verso l’osteria, date un’occhiata verso il lato opposto della strada. Quella casa rossa è la dimora natale dell’artista, vanto del nostro paese. Ogni anno, l’otto dicembre, l’omaggio del Papa alla statua di Piazza di Spagna ci ricorda la sua figura e una parte di Spilamberto a Roma.

martedì 9 dicembre 2014

LE RECENSIONI DI NASCO / 2: "SPILAMBERTO DAL DUCA AL RE"


Un vecchio adagio modenese recita, in una delle sue versioni: “Ai tèimp dal Dóca as magnéva i turté coun la zóca; adèsa ch’a ghè al Rè, an s’màgna ménga tótt i dè”.
Leggendo le prime pagine della ricerca di Chirio Caprara, sembra che questo discorso possa essere applicato anche a Spilamberto, il quale riportò numerosi danni in seguito al passaggio dal Ducato Estense al Regno d’Italia: basti pensare alla ridefinizione dei confini che privò il nostro Comune di territori come Castelnuovo e Magazzino. Iniziò così un periodo di sostanziale decadenza per il paese, destinato ad essere pian piano oscurato dall’ombra della vicina Vignola.
La ricerca di Chirio – che ha pazientemente raccolto, trascritto e analizzato parte della documentazione relativa agli anni postunitari conservata nel nostro Archivio – ci permette di ricostruire una situazione di grande fluidità istituzionale e territoriale, in cui i Comuni confinanti, approfittando degli sconvolgimenti portati dall’annessione al Regno d’Italia, lottano con (quasi) ogni mezzo per vedersi riconosciuto un pezzo di terra, cancellando stradelli, raccogliendo firme, litigando per un paletto posto pochi metri più in là o più in qua… Un atteggiamento che fa sorgere un’amara riflessione a proposito di quanto poco interesse oggi si presti a ciò che generazioni di spilambertesi hanno creato e curato nei secoli.
Ma il libro di Chirio non ricostruisce soltanto la complessa e affascinante questione dei confini, che ha definito l’identità anche odierna del paese; nelle pagine di “Spilamberto dal Duca al Re” troviamo infatti numerosissime informazioni e curiosità, spesso in grado di aprire fertili possibilità di confronto con l’oggi. Leggiamo così, a proposito di astensionismo e democrazia, che nelle elezioni comunali del 1860 gli spilambertesi aventi diritto al voto erano 178, di cui solo 64 si presentarono alle urne; veniamo a sapere che Spilamberto rischiò di perdere anche il territorio di San Vito, prossimo a passare sotto il comune di Castelnuovo; scopriamo, infine, come proprio con il passaggio ai Savoia inizi anche per le nostre terre un processo destinato a non fermarsi più, che vede la burocrazia invadere progressivamente un mondo in precedenza regolato dal concreto rapporto con il reale, dalle consuetudini, dalle tradizioni: un mondo con meno leggi, ma forse più umano.

martedì 2 dicembre 2014

CARAMELLE DALL'ARCHIVIO / 1: IL NOME DI SPILAMBERTO


Il nome di Spilamberto deriva dall’unione di due parole: "Spinum" e "Lamberti".
"Spinum", nel latino medievale, significa “luogo incolto pieno di arbusti spinosi”. Il termine è rimasto ad es. nel toponimo S. Martino in Spino.
"Lamberti" è un complemento di specificazione e si traduce con “di Lamberto”.
Perciò il significato originario è “luogo incolto di Lamberto”.
Il termine si incontra per la prima volta in un documento dell’inizio del Mille. In realtà si tratta di due documenti: il primo è un manoscritto nonantolano, che risale al 1017 circa, relativo alla vita e morte di papa Adriano, scritta in due versioni: una in prosa e un’altra in poesia.
Il luogo nel testo in prosa è denominato "Spinum Lamberti" (v. fig. 1); nel testo in poesia leggiamo invece "Lamberti Spina" (v. fig. 2).
Secondo L.A. Muratori proprio da questa seconda denominazione, “spina”, interpretato come "spina, aculeo", sarebbe sorta la leggenda dell’imperatore Lamberto, ucciso a Spilamberto. La realtà è più prosaica, e di questo Lamberto non sappiamo niente.
Il secondo documento è un diploma di Corrado II del 1026 (v. fig. 3), nel quale l’imperatore conferma vari privilegi al vescovo di Modena, tra i quali tutte le decime di Spilamberto.
Si tratta naturalmente della denominazione di un territorio, non ancora del nome del paese, che verrà fondato circa due secoli più tardi, nel 1210.
Tuttavia, una volta che il nome si è presentato in un documento, il nostro territorio ha preso vita. La sua denominazione si ritrova di documento in documento e questi sono collocati in vari archivi. Infatti gli archivi non sono strutture rigide, ma sono molteplici gli intrecci che legano i documenti tra loro e questi a documenti di altri archivi: una vera rete che anticipa di secoli internet e che al posto del link ha studiosi e archivisti che dialogano e si scambiano legami e informazioni. Ecco perciò che il nome Spilamberto vaga tra Modena, Nonantola, Bologna, Ferrara… e anche in Francia, in documenti di papi, imperatori, vescovi, abati, marchesi, duchi…
Finché, alla fine del ‘400, Spilamberto diviene un abitato di tale rilevanza e complessità che necessita di un archivio. Da questo momento il nostro paese non è più solo un nome, ma un corpo di documenti che tuttora ci accompagna, testimone delle nostre radici.