giovedì 5 luglio 2018

LA MEMORIA IN TAVOLA: LE RICETTE DI MARNA / 6

Un “Cof” dalla Nina


(Immagine tratta da cartolina di “saluti da Spilamberto”, anno 1965.
La latteria/bar “Nina”, sulla destra, nel prospetto sud dello “Stallone".
Raccolta privata )


La mia percezione di quando ho dato il primo morso a un Magnum, gelato ricoperto, è stata di una copertura croccante che si scioglieva lentamente in una scia vellutata dando spazio a una saporita cremosità rinfrescante. Arrivata all’ultimo pezzetto di gelato ho morso il bastoncino e l’ho fatto scorrere fra i denti per non lasciarne nessuna traccia.
È stata quell’azione banale e spontanea che ha fatto riemergere il ricordo del “Cof”, nome, e prodotto caduto in disuso, dell’attuale ghiacciolo. Il mio preferito era alla menta. Abitando in Via Obici dovevo solamente svoltare l’angolo per arrivare al negozio della Nina, una latteria.
Un negozietto piccolo, un banco in vetro e dietro lei, piccola, minuta e vispa.
Sul banco, da parte, quasi sempre vi erano degli enormi “spumini”, nome effettivo meringhe. Il profumo dominante era di latte, quello che si sente dal casaro quando inizia a scaldarlo per fare il parmigiano.
«Un Cof alla menta», chiedevo. Non lo gustavo tanto, non vedevo l’ora di finirlo perché potevo essere fortunata; se sul bastoncino era scritto “premio” potevo averne un altro gratis, se non avevo quella fortuna lo tornavo a mettere in bocca, mordendo e succhiando il bastoncino, cercando di estrarre fino all’ultimo tutta l’essenza della menta.
Nina la conoscevano tutti, consegnava a domicilio il latte; ogni mattina la sentivi arrivare con la sua rumorosa motoretta, lasciava la bottiglia del latte davanti alla porta e ripartiva. Mi sono sempre chiesta se anche la sua persona avesse quel buon profumo di latte. “Cof” sta per: Cavazzoni Orlando e Fratello, ditta che dal 1952 al 1991, a Lido di Casalecchio, ha prodotto questo ghiacciolo.
Io ora il ghiacciolo non lo mangio più, non assomiglia minimamente a quello dei miei ricordi. La caratteristica del “Cof” consisteva nell’ingrediente principale; il suo sapore e la sua consistenza non troppo ghiacciata stava nell’utilizzare gli sciroppi alla frutta dell’azienda Fabbri, ricchi di frutta e zucchero che lo rendevano più saporito e morbido.
Ora abbiamo la possibilità di creare, a casa nostra, quasi tutti i prodotti dell’artigianato e industria alimentare. La “mia gelatiera” funziona ormai da più di vent’anni. All’inizio i gelati li preparavo con semplici ingredienti, poi, per migliorare la cremosità e consistenza, ho iniziato a utilizzare dextrosio, glucosio, farina di carrube. Per variare preparo i crì-crì, un cono con gelato e una croccante copertura di cioccolato fondente.  Quando ho visto il set per preparare il gelato sullo stecco non ho resistito, l’ho comprato. Il set è dotato di quattro stampi in silicone e un centinaio di bastoncini: riempio lo stampo con il gelato alla panna o alla nocciola, inserisco il bastoncino nell’apposito foro e metto in congelatore a meno 18° per un giorno. Per otto gelati occorre sciogliere almeno 500 gr. di cioccolato da copertura a 45°. Aggiungo 25 gr. di olio di vinaccioli e porto la temperatura a  30°. Metto il cioccolato fuso in un contenitore stretto e alto e lo mantengo in un bagnomaria caldo. Molto rapidamente immergo il “mio Magnum” nel cioccolato!
Conservo quanto ho realizzato su di un vassoio in congelatore.
Inutile dire che il mio gelato sullo stecco è diverso da quelli prodotti dall’industria e molto più gradito.

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