giovedì 20 settembre 2018

STORIE DI SPORT A SPILAMBERTO / 1

Con questa caramella inizia una nuova Rubrica dal titolo “Storie di sport a Spilamberto", nella quale vicende del nostro passato sportivo, sottratte alla polvere del tempo, dimostreranno che Spilamberto è sempre stato un paese vivace non solo in campo culturale, ma anche nello sport.


Le magliette bucherellate
alla conquista del campionato

di Renato Borsari


7 dicembre 1956
In piedi da sinistra: Lotario Giusti, Giuliano Giusti, Renato Borsari (semicoperto),
Mauro Malavasi, Dino Catelani (arbitro), Luigi Zanotti (in borghese).
Accosciati da sinistra: Rolando Brandoli, Giulio Ruggi, Luigi Barozzi,
Vanni Brebbia, Lucio Gasparini.
Mancano Rosi e Nocetti ancora negli spogliatoi.


Era la fine degli anni 50, io e un gruppo di amici frequentavamo il cortile dei preti di S. Adriano. Le nostre partitelle a calcio erano molto accese, per la nostra passione. Per formare le squadre due di noi in qualità di capitani giocando a pari o dispari sceglievano gli altri componenti uno alla volta.
Un giorno, durante una partita si propose di fare una squadra, ma ci mancava l’occorrente e non sapevamo neanche muoverci dal punto di vista organizzativo. Fu Luigi, uno di noi, ad occuparsi di ciò che occorreva per partecipare a un vero campionato. Egli predispose i cartellini e iscrisse la squadra al campionato giovanile CSI. Le maglie, vecchie maglie nerazzurre bucherellate, ci vennero donate dalla parrocchia, e quando venivano lavate ognuno pagava la sua parte. Prima della partita domenicale ci si incontrava all’oratorio, ognuno prendeva la sua maglia, oppure Luigi le caricava sulle vespa e si partiva in bicicletta alla volta del campo da gioco: S. Cesario, Castelfranco, Vignola ecc. Alla fine della partita, dopo un tè caldo non sempre disponibile, c’era la doccia fredda anche in inverno, oppure calda a casa per chi l’aveva.
Fu così che, con lo spensierato ottimismo dell’età, che variava dai 13 ai 16 anni, di partita in partita ottenemmo buoni risultati, fino a vincere il campionato. Vincemmo anche il secondo campionato, sempre con l’organizzazione di Luigi. Venimmo così invitati all’inaugurazione dell’oratorio di Vignola e facemmo uno spareggio con il Castelnuovo, che aveva vinto il suo girone, per accedere al Campionato Provinciale. Ho ancora vivo il ricordo di quel giorno e lo stupore che ci colse all’arrivo dei nostri avversari: scesero da un pulmino con una borsa nuova ciascuno. Sembravano professionisti, ma non ci impressionarono sul campo dove vincemmo 2 a 1 guadagnando il diritto a disputare il Campionato Provinciale. Naturalmente non ci potevamo permettere le spese di questo ulteriore e più importante impegno e ponemmo fine a questa avventura di vivaio calcistico autogestito, che qualche soddisfazione, rigorosamente di carattere morale, ci ha dato.
Si pensi, ad esempio, che l’allora dirigente del Savignano, un maestro, ci apprezzava talmente da volerci tutti nella sua squadra, purché si chiamasse Savignano. Noi rifiutammo perché non potevamo giocare per bandiere diverse da quelle del nostro paese.
Vorrei che questo periodo della nostra storia calcistica giovanile venisse ricordato innanzitutto per la spregiudicata maturità che dimostrammo ed anche per dimostrare ai nostri ragazzi di oggi che, con la passione, la volontà e la fatica si possono ottenere traguardi appaganti.

[Testo tratto dall’articolo pubblicato sul periodico “Fatti nostri” nel numero di luglio 2005.]

mercoledì 12 settembre 2018

SPILAMBERTESI DA RICORDARE / 10


Giovanna Dinozzi


Giovanna a Yele (Sierra Leone) nella primavera 1981.
Fotografia da raccolta privata.


Un “Mosquito” nel ricordo di una spilambertese

“Eravamo a Yele, alla Missione [...]. Improvvisamente avvertii nella stanza la presenza di qualcuno. Mi voltai e lo vidi: piccolissimo, gracile e nero, appiccicato al muro. Era stato facile soprannominarlo Mosquito. Il Padre lo fece sedere sulla poltrona di legno, e i piedi gli rimasero a mezz’aria: uno degli alluci era enorme, ricoperto di una crosta stranissima. [...] Mosquito piangeva [...]. Io che dall’urlo inumano di chi muore [...] credevo di aver imparato a conoscere qualsiasi tipo di variazione sul tema, mi accorsi che c’era anche un pianto nuovo, diverso da ogni altro, espressione di un dolore puro, assoluto, elementare e inconsapevole come l’aria, qualcosa che era nato dalle radici del mondo, dalle radici del tempo, e sembrava essersi rappreso lì, sulla faccia attonita di un bambino, lasciandovi un segno incancellabile. [...] Mosquito [...] era tutti i bambini che avevo visto negli ospedali, negli orfanotrofi, negli istituti dove si raccolgono i figli più poveri del mondo [...].”

Ci sembra giusto, per ricordare Giovanna Dinozzi, partire dalle sue parole. Il testo che riportiamo appartiene a una serie di ventinove racconti pubblicati fra il 1972 e il 1985 sul “Notiziario” dell’associazione “Overseas”, di cui Giovanna fu uno dei soci fondatori. Si tratta dell’esperienza del suo volontariato in Africa. Il racconto rivela uno stile di scrittura capace di far rivivere una scena in modo vivace. Mostra una persona profondamente attenta non solo “all’urlo inumano di chi muore”, cioè ai grandi problemi dell’umanità, ma anche capace di essere sensibile “a un dolore elementare”, di commuoversi. Il suo non è esibizionismo, ma lo stupore che avvia una presa di coscienza di ciò che è inconsapevole, puro, nato dalle “radici del mondo”, una realtà semplice legata “alla faccia attonita di un bambino”.
La riservatezza è stata la caratteristica di Giovanna. Fu insegnante elementare, membro della “Croce Rossa Italiana (“Crocerossina”) e “anima per lunghi anni della “Comunità-Scuola per Promotori di Sviluppo africani”, che “Overseas” gestiva e gestisce a Spilamberto.
Giovanna ci ha lasciato in silenzio nel 2001, a 75 anni.
Questo è il ricordo che desideriamo trasmettere, una persona che aggiunge qualcosa al nostro amore per Spilamberto.



mercoledì 5 settembre 2018

CARAMELLE DALL’ARCHIVIO / 56

Spilamberto 1616: rifiuti “fuori del Castello”

Nell'immagine: disegno di Antonio Mastrolorenzo dedicato a via Piccioli,
anticamente parte dei "Terragli di sopra":
si tratta dell'unica strada che mantenga ancora l'aspetto
che queste vie del "Castello" dovevano avere in passato.


Lo aveva gridato il “Nunzio pubblico”.
Tutti gli abitanti del “Castello di Spilamberto” lo avevano ascoltato la domenica mattina mentre uscivano dalla chiesa; in tre giorni di festa consecutivi, al termine della “Santa messa”, le norme erano state lette “a voce alta ed intelligibile”.
Obbligatorio ubbidire.
Estate 1616: la volontà della marchesa Bianca Rangoni si esprimeva in una “Grida”, che, scritta, era in seguito stata appesa alla “Colonna Rossa”, (la “Colonna Rubra”) posta nell’angolo sud-est dell’incrocio fra le due strade principali dell’abitato, oggi le “Quattro arie”.
Tutti i sudditi che risiedevano nel “Castello”, proprietari di immobili o soltanto affittuari, ogni sabato sera avrebbero dovuto “nettare e spazzare” davanti alle proprie abitazioni; le immondizie dovevano essere raccolte, rimosse e depositate “in luogo che piovendo l’acqua” non le trasportasse lungo le strade.
Nell’immediato tutti erano costretti a condurre fuori dalle mura castellane ogni sorta di rifiuti presente nelle “contrade” e sotto i portici. In entrambi i casi, ai trasgressori sarebbe stata imposta una ingente multa. Non erano ammesse scuse, e il colpevole poteva essere individuato anche soltanto attraverso una dichiarazione di un testimone “degno di fede”!
Un provvedimento importante, questo, in un mondo in cui era consuetudine la convivenza con animali ed i loro escrementi; in un momento in cui la maggior parte delle persone lottava per procurarsi cibo e cercare di sopravvivere.
Si avverte l’esigenza di mutare le abitudini, per aumentare la decenza del “Castello”, ed evitare malattie, le pochissime allora di cui si conoscevano le cause.
Oggi per noi si ripropone il problema della spazzatura, ma in altri termini: al decoro e allo smaltimento si è reso indispensabile aggiungere la differenziazione.


[L'immagine è tratta dalla "Enciclopedia Spilambertese", a cura di S. Cevolani, Istituto Enciclopedico Settecani - Mercatino di via Obici, 2000]