martedì 30 dicembre 2014

CARAMELLE DALL'ARCHIVIO / 5: UNA NOTIZIA ELETTRIZZANTE


In una sera di questo dicembre ci incamminiamo lungo via S. Adriano: ci accoglie il dialogo delle luci bianche e gialle dagli edifici.

Svoltiamo verso Piazzale Rangoni e ci troviamo immersi nella cascata di neve luminosa dell’albero che fa la guardia alla Rocca. Fiancheggiati dalle luci lungo via S. Giovanni, nello spiazzo di fronte al Circolo Paradosso, ci saluta un altro scintillante piccolo albero.

Sì, è proprio Natale: il clima festivo è in quelle luci.

Ma quando è arrivata l’elettricità a Spilamberto?

... Il sole illuminava nella fredda giornata l’abbondante neve caduta il giorno prima, appoggiata alle case. Si sentiva nell’aria l’attesa per una grande novità. Giunta la sera, la gente, già per tempo, si accalcava alla porta del Teatro di Spilamberto: era in programma una delle tante recite della Società Filodrammatica locale. Le voci si rincorrevano mentre le persone entravano nella sala.
Era la notte di Capodanno del 1899 e non si attendeva solamente la fine dell’anno. Un grande applauso scoppiò quando arrivò LEI!: la luce elettrica. Certamente questo battito di mani fu il più fragoroso di tutti, poiché rivolto alla tenue luce che illuminò il teatro.

Si può dire che Spilamberto era ormai parte del progresso!

domenica 28 dicembre 2014

WIKI... NASCO / 1

Oggi, su suggerimento di un nostro socio, abbiamo creato in Wikipedia una pagina dedicata allo spilambertese Giuseppe Obici:

https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Obici

Chiunque voglia suggerire integrazioni "spilambertesi" all'enciclopedia on-line più vasta del mondo è invitato a farlo scrivendo qui o al nostro indirizzo mail nascoaspilamberto@gmail.com

mercoledì 24 dicembre 2014

NOTIZIE DALL'ARCHIVIO / 4: TRA TORRI E RICORDI

 




















È giorno di mercato.
Lo attraversiamo indenni, guidati da tre ragazzi che puntano con decisione verso la Rocca. Il “Cortile d’onore”, tronfio nel suo restauro, assiste alla nostra lotta eroica per collocare nella pianta del 1911 il segnale degli scavi, ora ricoperti, che hanno messo in luce le fondamenta della prima torre. La caccia ai merli, nella parte posteriore della Rocca, non riguarda quei “neri cantanti” che solitamente ci parlano dai tetti e dalle piante: I merli che i ragazzi cercano, e individuano, sono quelli ghibellini a coda di rondine che, incastrati nel muro, segnalano la seconda sopraelevazione della Rocca.
Riaccende la curiosità la stranezza dei due ponti levatoi davanti e dietro l’antico edificio; poi riparte la ricerca, e ... il mozzicone del muro di cinta è trovato in un baleno in via Savani.
Si riparte; l’oggetto della ricerca è la torretta di guardia, ultima superstite delle quattro poste agli angoli del castello. Ad essa ci porta il muro in via Piccioli coperto di impalcature. Sotto, quasi nascosta dai teli, troviamo la porticina che va al terrapieno dove un tempo, d’estate, sotto le acacie, si giocava a scivolare rompendo i vestiti, dimentichi delle inevitabili sgridate della mamma. Un operaio addetto al restauro del muro attira le domande dei ragazzi: si procede un metro quadrato al giorno con duro lavoro e, se il tempo lo permetterà, il muro sarà a nuovo a febbraio.
... e poi, via Vischi... la “palla beis” delle amiche di un tempo, Monica, Marina, Anna ... Flavio c’era? no, era troppo piccolo... la Nòcia dal sanguátli... via Sant’Adriano ... la panca dal vágg, che deve esserci, certo!, ancora da qualche parte, come quei ricordi che non si vogliono abbandonare ... sì, ecco, la finestra della casa d’angolo da dove qualcuno vide i pompieri che recuperavano il corpo del ragazzo finito tra i ghiacci della “fossa”, dietro alla “Montagnina”, dove si giocava a scivolare! Ora è pavimentata, noi ci possiamo camminare sicuri.
Il nostro presente passato si intreccia con l’antico.
... ancora passi svelti, ci allontaniamo. La triangolazione visiva dal lato sud ovest della vecchia cinta muraria, in viale Rimembranze, permette di ipotizzare la collocazione di un’altra torretta che non c’è più.
E poi il racconto della torricella “Cà Matta”, deposito delle polveri piriche, quella di Campiglio e di Castelvetro, ah, dimenticavo! quella di San Vito! ... le torrette, sì, protagoniste importanti di questa uscita.
Ed ecco il Torrione, davanti a noi, ci dice che siamo arrivati alla fine del percorso ... svelti, la campanella sta per suonare! Le lezioni anche oggi sono finite. A casa!

martedì 23 dicembre 2014

NOTIZIE DALL'ARCHIVIO / 3: A SCUOLA - I RAGAZZI NEL PASSATO PRESENTE

È stupefacente la naturalezza con cui i ragazzi si muovono nel passato presente e come si appassionano ai primi passi della ricerca storica. Vediamo se due esempi riescono a rendere il clima.

Sulla pianta del centro storico di Spilamberto, proiettata sulla lavagna luminosa dell’aula scolastica, si cercano gli edifici storici, ma i ragazzi segnano anche le loro abitazioni, quelle dei parenti e il “negozio del nonno”. Naturalmente tutto viene poi individuato nell’occasione dell’uscita, cartina alla mano. Quando il percorso giunge in via S. Maria, per svoltare poi in via Vischi fino a Viale Rimembranze, due parole ci fermano davanti all’ospedale e a S. Maria degli Angeli. Ma prima di arrivare a quella che un tempo era la “Conceria” (abitazione dello scomparso dottor Selleri) lungo il vecchio percorso del Canale Diamante, ora ricoperto, una ragazza ci obbliga ad una fermata. Tutta la classe saluta e accarezza Bea, l’enorme cane nero che difende il cortile della casa dell’alunna, tutta fiera dell’attenzione. E il salto temporale avviene con naturalezza, non si avverte: è tutto presente, anche le storiche costruzioni cariche di anni.

Di nuovo in aula, stavolta si tratta di una classe prima; tutti lì a cercare sulla pianta del paese (proiettata, anche in questo caso, sulla lavagna luminosa), l’ultima torretta superstite delle antiche mura del Castello; la ricerca avviene dopo una animata discussione sulla differenza fra i termini: “castello” e “rocca”.

Un ragazzo si arrovella e lo dice esplicitamente. La bacchetta passa di mano in mano a chi tenta di individuarla sulla mappa, ma la torretta ... non si scova, se non dopo vari fallimenti.

C’è da credere che sarà grande la motivazione che guiderà i ragazzi quando la si cercherà nella realtà.

Arrivederci alla prossima uscita!

venerdì 19 dicembre 2014

CARAMELLE DALL'ARCHIVIO / 4: UN MODERNO NATALE ANTICO

Con l'arrivo del Natale si illumina il Torrione, ma arriva, ahimé, anche la seconda rata della tassa sulla casa. Andando a spulciare nei documenti dell’Archivio, e risalendo al ‘600, troviamo sorprendentemente delle analogie.
La Comunità medievale di Spilamberto pagava ai Rangoni un “censo” in due rate e, guarda caso, la seconda veniva consegnata a Natale. Quando governava la marchesa Bianca Rangoni la quota del semestre di Natale era di 78.10 lire dell’epoca. Poi gli Spilambertesi pagavano anche 33.16 lire al cognato di Bianca, il vescovo di Piacenza Claudio Rangoni.
Ma non basta, poveri Spilambertesi: il Massaro, ovvero il Ragioniere dell’epoca, consegnava una “honoranza” ad un altro personaggio di rilievo. Spilamberto aveva infatti una milizia sua, costituita dai suoi abitanti, guidati da un Colonnello. Siamo nel 1618 ed ecco che cosa scrive il Massaro dell’epoca Marco Castagneto: “…pagai per l’honoranza di Natale in mano al signor colonnello Pazani £. 24.0”. Per inciso questo cognome ci rimanda a uno scutmai spilambertese, “Pazan”.

Un altro fatto natalizio curiosamente si collega al presente.

Il 20 dicembre del 1620 il Massaro sborsa £. 10.0 della “Comunità”, così allora si chiamava il Comune, per allestire il palco dove si doveva rappresentare una commedia. Questi soldi vengono consegnati ai “zoven” (giovani) appunto per fare il “ Palco de la Comedia”. Pensiamo allora a come la tradizione teatrale sia sempre stata presente a Spilamberto, nei teatri ma anche in compagnie spilambertesi. Ci ricorrono alla mente nomi dei nostri artisti attori: la Tacconi "zia" Colla, Fabriani l’Umarein, Cioni…; recentemente ricordiamo Galli padre e figlio, Zanotti…, gruppi come “Il Gat”, le iniziative teatrali di De Maria, testi di commedie in dialetto Spilambertese, le farse, “Giovàni seinzapaura”.
Già dal '600 ritroviamo un desiderio di teatro... un ulteriore conferma, insomma, del fatto che nell’Archivio c’è il nostro DNA. Teniamocelo caro.
Buon Natale.

giovedì 18 dicembre 2014

CARAMELLE DALL'ARCHIVIO: IL NOME DELLA RUBRICA

Le caramelle sono legate all’infanzia, al ricordo dell’infanzia, sono un momento della memoria. Sono pure legate alla leggerezza, a un piacere che si consuma in un attimo.
La memoria ci riporta all’Archivio, dove è conservata quella del nostro paese. La leggerezza e la brevità testimoniano l’intenzione con cui noi trattiamo le notizie di Spilamberto, e il piacere è quello che speriamo di suscitare in voi.
L’infanzia, inoltre, ci collega ad un tempo trascorso, ma che rimane dentro di noi, legato al nostro presente.
Questi i motivi per cui abbiamo deciso di chiamare la rubrica “Caramelle”. C’è in noi la convinzione, lo sforzo di mostrare che nel nostro presente c’è anche/ ancora il nostro passato.

lunedì 15 dicembre 2014

CARAMELLE DALL'ARCHIVIO / 3: IL "DISERTO" SPILAMBERTO


Dal luglio del 1581 gli Este dominavano direttamente Spilamberto attraverso un Ufficiale ducale, quale amministratore della giustizia e detentore del potere esecutivo. Con l’arrivo del Commissario Giovanni Armati veniva ripristinata la Signoria dei Rangoni; un nuovo Commissario avrebbe eseguito gli ordini dei rinnovati Signori feudali.
Con la lettera riportata, Armati informava il Segretario Ducale sulla condizione del territorio ove era giunto in missione. Le condizioni di Spilamberto erano deplorevoli (e in un altro momento le descriveremo più dettagliatamente).
Certamente non è pensabile una simile situazione oggi. Ma ci sono certi sabati e certe domeniche pomeriggio in cui nel paese sembrano vivere solo le case. Poi dietro l’angolo c’è questa tendenza, una mentalità strettamente manageriale che tende a sradicare ciò che da sempre è stato del paese, centralizzando tutto.
Se togliamo a Spilamberto alcuni dei suoi gioielli, fra cui il Museo Archeologico, il suo Archivio, in pratica la sua memoria, e portiamo tutto a Vignola, ecco che anche oggi ritroveremmo quel “diserto”che nella lettera dell’Armati fa stringere il cuore.

sabato 13 dicembre 2014

NOTIZIE DALL'ARCHIVIO / 2: SPILAMBERTO ENTRA NELLA SCUOLA

Qualche giorno fa, ha destato stupore nei passanti vedere una classe della scuola di Spilamberto guidata, attraverso il paese, da un alunno, a cui, dopo un po’, dava il cambio un altro.
Era proprio così, e succederà ancora.
Questo è un segnale concreto dell’inizio di una attività didattica condotta da Criseide Sassatelli, in collaborazione con Chirio Caprara, attraverso la quale si cercherà di avvicinare i ragazzi, in modo consapevole, alla storia del proprio paese ed al metodo della ricerca storica.
Sarà fattiva la presenza degli insegnanti delle classi interessate.
Attraverso la lettura di documenti d’archivio, alla visione partecipata di proiezioni, alla scoperta in loco di ciò di cui si discute, cioè attraverso lezioni laboratoriali, i ragazzi potranno comprendere che la complessità delle nostre personalità, del vivere comune e dell’involucro materiale in cui agiamo sono il frutto di una continua stratificazione, e la storia non è qualcosa di distante che troviamo sui libri. Si potranno così comprendere le ragioni delle nostre abitudini, dei nostri pensieri, delle nostre tradizioni.
Per prendere coscienza di tutto ciò, occorre capire che non siamo frutto del solo presente, ma abbiamo estese e profonde radici.
Nell’attuale realtà che ci pone in contatto con tante persone di diversa provenienza, il dialogo e l’integrazione possono avvenire soltanto se la coscienza della propria esistenza si fonda su solide culture che rendono consapevole la diversità, accettandola come tale in quanto attributo prezioso.
Percorriamo quindi il nostro passato come percorriamo le strade del nostro paese e del mondo, non gettiamo via la nostra cultura e tuteliamo i nostri beni comuni. Il patrimonio che ci è stato lasciato consegniamolo intatto a coloro che verranno. Questo importantissimo passaggio può avvenire soltanto se amiamo tale ricchezza, e per amarla bisogna conoscerla!

giovedì 11 dicembre 2014

CARAMELLE DALL'ARCHIVIO / 2: SPILAMBERTO... A ROMA



8 dicembre, festa dell’Immacolata. Il Papa comunica i suoi percorsi di preghiera attraverso Roma. Una tappa è a Piazza di Spagna, per rendere omaggio alla statua dell’Immacolata.
La televisione anticipa l’evento mostrando un pompiere che offre una ghirlanda alla Madonna porgendola dalla cima di un’altissima scala. Il monumento, progettato dall’architetto Luigi Poletti (al quale è dedicata l’omonima biblioteca modenese), fu inaugurato l'8 dicembre 1857 grazie al lavoro di 220 vigili del fuoco. La Vergine si trova sulla sommità di un’altissima colonna, da cui la vista spazia sulla capitale.
E Spilamberto che cosa c’entra?
La statua è opera del famoso scultore spilambertese Giuseppe Obici.
Spilambertese, sì; infatti è nato a Spilamberto. Basta recarsi nell’Archivio comunale e consultare l’anagrafe storica, dove troviamo citati lui e tutti gli altri Obici di Spilamberto, una famiglia nel tempo numerosa, e con vari componenti in vista nel nostro territorio. Troviamo altre statue dello scultore a Spilamberto e nel museo di Modena.
Se poi, a Spilamberto, dall’angolo della Piazza vi incamminate lungo i portici della via che porta il suo nome e proseguite fin verso l’osteria, date un’occhiata verso il lato opposto della strada. Quella casa rossa è la dimora natale dell’artista, vanto del nostro paese. Ogni anno, l’otto dicembre, l’omaggio del Papa alla statua di Piazza di Spagna ci ricorda la sua figura e una parte di Spilamberto a Roma.

martedì 9 dicembre 2014

LE RECENSIONI DI NASCO / 2: "SPILAMBERTO DAL DUCA AL RE"


Un vecchio adagio modenese recita, in una delle sue versioni: “Ai tèimp dal Dóca as magnéva i turté coun la zóca; adèsa ch’a ghè al Rè, an s’màgna ménga tótt i dè”.
Leggendo le prime pagine della ricerca di Chirio Caprara, sembra che questo discorso possa essere applicato anche a Spilamberto, il quale riportò numerosi danni in seguito al passaggio dal Ducato Estense al Regno d’Italia: basti pensare alla ridefinizione dei confini che privò il nostro Comune di territori come Castelnuovo e Magazzino. Iniziò così un periodo di sostanziale decadenza per il paese, destinato ad essere pian piano oscurato dall’ombra della vicina Vignola.
La ricerca di Chirio – che ha pazientemente raccolto, trascritto e analizzato parte della documentazione relativa agli anni postunitari conservata nel nostro Archivio – ci permette di ricostruire una situazione di grande fluidità istituzionale e territoriale, in cui i Comuni confinanti, approfittando degli sconvolgimenti portati dall’annessione al Regno d’Italia, lottano con (quasi) ogni mezzo per vedersi riconosciuto un pezzo di terra, cancellando stradelli, raccogliendo firme, litigando per un paletto posto pochi metri più in là o più in qua… Un atteggiamento che fa sorgere un’amara riflessione a proposito di quanto poco interesse oggi si presti a ciò che generazioni di spilambertesi hanno creato e curato nei secoli.
Ma il libro di Chirio non ricostruisce soltanto la complessa e affascinante questione dei confini, che ha definito l’identità anche odierna del paese; nelle pagine di “Spilamberto dal Duca al Re” troviamo infatti numerosissime informazioni e curiosità, spesso in grado di aprire fertili possibilità di confronto con l’oggi. Leggiamo così, a proposito di astensionismo e democrazia, che nelle elezioni comunali del 1860 gli spilambertesi aventi diritto al voto erano 178, di cui solo 64 si presentarono alle urne; veniamo a sapere che Spilamberto rischiò di perdere anche il territorio di San Vito, prossimo a passare sotto il comune di Castelnuovo; scopriamo, infine, come proprio con il passaggio ai Savoia inizi anche per le nostre terre un processo destinato a non fermarsi più, che vede la burocrazia invadere progressivamente un mondo in precedenza regolato dal concreto rapporto con il reale, dalle consuetudini, dalle tradizioni: un mondo con meno leggi, ma forse più umano.

martedì 2 dicembre 2014

CARAMELLE DALL'ARCHIVIO / 1: IL NOME DI SPILAMBERTO


Il nome di Spilamberto deriva dall’unione di due parole: "Spinum" e "Lamberti".
"Spinum", nel latino medievale, significa “luogo incolto pieno di arbusti spinosi”. Il termine è rimasto ad es. nel toponimo S. Martino in Spino.
"Lamberti" è un complemento di specificazione e si traduce con “di Lamberto”.
Perciò il significato originario è “luogo incolto di Lamberto”.
Il termine si incontra per la prima volta in un documento dell’inizio del Mille. In realtà si tratta di due documenti: il primo è un manoscritto nonantolano, che risale al 1017 circa, relativo alla vita e morte di papa Adriano, scritta in due versioni: una in prosa e un’altra in poesia.
Il luogo nel testo in prosa è denominato "Spinum Lamberti" (v. fig. 1); nel testo in poesia leggiamo invece "Lamberti Spina" (v. fig. 2).
Secondo L.A. Muratori proprio da questa seconda denominazione, “spina”, interpretato come "spina, aculeo", sarebbe sorta la leggenda dell’imperatore Lamberto, ucciso a Spilamberto. La realtà è più prosaica, e di questo Lamberto non sappiamo niente.
Il secondo documento è un diploma di Corrado II del 1026 (v. fig. 3), nel quale l’imperatore conferma vari privilegi al vescovo di Modena, tra i quali tutte le decime di Spilamberto.
Si tratta naturalmente della denominazione di un territorio, non ancora del nome del paese, che verrà fondato circa due secoli più tardi, nel 1210.
Tuttavia, una volta che il nome si è presentato in un documento, il nostro territorio ha preso vita. La sua denominazione si ritrova di documento in documento e questi sono collocati in vari archivi. Infatti gli archivi non sono strutture rigide, ma sono molteplici gli intrecci che legano i documenti tra loro e questi a documenti di altri archivi: una vera rete che anticipa di secoli internet e che al posto del link ha studiosi e archivisti che dialogano e si scambiano legami e informazioni. Ecco perciò che il nome Spilamberto vaga tra Modena, Nonantola, Bologna, Ferrara… e anche in Francia, in documenti di papi, imperatori, vescovi, abati, marchesi, duchi…
Finché, alla fine del ‘400, Spilamberto diviene un abitato di tale rilevanza e complessità che necessita di un archivio. Da questo momento il nostro paese non è più solo un nome, ma un corpo di documenti che tuttora ci accompagna, testimone delle nostre radici.