mercoledì 20 dicembre 2017

LE RECENSIONI DI NASCO / 5

"Dal Panaro al Piave"
di Cesare Cevolani,
Istituto Enciclopedico Settecani, 2016


(Disegno di Gustavo Cevolani per la copertina del volume)


Spilamberto non ha avuto morti nella prima guerra mondiale.
Questo afferma in modo sorprendente l’autore.
Sia di supremo conforto alla famiglia il sapere che il Reggimento, orgoglioso dei suoi valorosi soldati, scriverà nel proprio libro storico, a caratteri indelebili, il nome Suo; e lo additerà ai commilitoni come esempio fulgido di disciplina e di valore.
In questo modo si comunicava alla famiglia la scomparsa del proprio caro e non si parlava di morte. La retorica addomesticava i fatti.
Ciò che avveniva a Spilamberto rappresenta la modalità con cui in momenti storici particolari un uso del linguaggio nasconde gli avvenimenti, li trasforma in modo tendenzioso a scopi propagandistici.
Spilamberto diventa l’emblema di un costume più generale.
Questo uno dei meriti del libro: il riferimento puntuale delle vicende spilambertesi (una sineddoche, per dirla con l’autore) e il loro legame con quanto succede in Italia. Lo testimonia anche l’ampia bibliografia che comprende i risultati della più recente ricerca storica sull’argomento. Tale ricerca viene richiamata spesso come commento ai nodi storiografici via via incontrati.
Il volume di Cesare Cevolani, “Dal Panaro al Piave” (Spilamberto, Istituto Enc. Settecani, 2016), ricostruisce gli eventi che videro protagonisti Spilamberto e gli Spilambertesi durante gli anni della Prima Guerra Mondiale (1915-1918). Occorre precisare che non si tratta di un semplice collage cronachistico di fatti; i documenti vengono analizzati nei minimi particolari. Basti come esempio il telegramma di tre righe che troviamo all’inizio e la cui analisi si protrae per ben tre pagine (pp.19-21).
 La prima parte della ricerca è dedicata alle numerose trasformazioni di carattere sociale, economico e demografico che caratterizzano il paese: la guerra prima della guerra; il primo, secondo e terzo anno di guerra. La seconda parte vuole invece ripercorrere le storie dei soldati spilambertesi che parteciparono alla Grande Guerra, gli oltre 140 uomini caduti sui diversi fronti del conflitto; molti dei quali corredati di schede biografiche. Questi sono preceduti, tra l’altro, dell’incredibile paragrafo sui prigionieri. Segue il capitolo sui reduci, corredato da materiali forniti da spilambertesi relativi a genitori e nonni. Le testimonianze utilizzate per la ricostruzione provengono da varie fonti archivistiche, tra cui il ricco Archivio Storico del Comune di Spilamberto. Inoltre elementi di cultura orale e digitale: informazioni, storie e fotografie sono state raccolte parte “in Piazza”, chiacchierando e spargendo la voce tra le persone; parte via Internet utilizzando e-mail e “social network”. Ecco allora la sorprendente presenza di lettere, diari, che raccolgono vicende e microstorie dei protagonisti. Così pure la sorprendente galleria di ritratti che conclude un ricco apparato fotografico. Sono fotografie di spilambertesi, quasi tutte effettuate in studio e in posa, “volti di contadini, commercianti, operai che davanti alla macchina fotografica assumono l’aspetto fiero e marziale richiesto dal ruolo che stanno ricoprendo”.
Il libro si conclude con un utilissimo indice di nomi che ci permette di andare a scovare i nostri parenti e conoscenti. Lo stile di scrittura è chiaro, robusto, efficace.
Grazie all’autore Spilamberto è entrato a far parte della storia della Prima Guerra Mondiale.

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