giovedì 31 maggio 2018

LE RECENSIONI DI N.A.S.CO / 4 (Quarta parte)

La compagnia spilambertese all’inseguimento



Riassunto delle puntate precedenti.
Piccardo e il suo drappello di gran bevitori sancesaresi a Spilamberto tentano di scroccare pranzo e bevande a “Chiacchi” Bergonzini, quando compare l’imperatore.


L’imperatore è “Un colossal monte di lardo… sì grande che un liofante, a paragone, / sembrava un vitellino appena nato”.“In effetti quel era un gran campione/ premiato già nel dì di S Giovanni/ in quella fiera che, per l’occasione, teneva Spilamberto tutti gli anni.”

Il porco, con alle calcagna “tre figuri assatanati/ che, la bocca già piena d’acquolina, inseguono… una delizia sopraffina “, diventa la guida dell’avventura narrativa che prende il via. La scaramuccia iniziale nell’aia assume dimensioni epiche: “brandendo nella mano il suo forcone/ piombò nell’aia Chiacchi scatenato/…Dietro di lui/…uscir due donne che, col mattarello,/menavano gran colpi a perdifiato;/ dalle finestre poi piovea un flagello/ di piatti, brocche, seggiole, pitali,/ qualcuno pien di deiezion fecali.”

Un valido aiuto a Chiacchi giunge da Spilamberto. La storia prende un’altra direzione. Il figlio di Chiacchi aveva intravisto il drappello di sancesaresi e li aveva creduti briganti. Informato il padre, da lui era stato inviato a chiedere aiuto al paese. Il suo viaggio diventa il pretesto per presentare personaggi spilambertesi: così, dopo i Bergonzini di Chiacchi, conosciamo i Bergonzini di Paciuga, i Vecchi, i Pini, i Simonini: il mondo di via Castellaro.
La schiera di conoscenze paesane, nominate con i loro scutmai (soprannomi), si infittisce quando il “bravo giovinetto” giunge nel punto “noto con il nome di Passetto” e a una “florida osteria” dove una folla oziosa è intenta a giocare a pigugnino. “E alla notizia della scorreria / sembrò saltare in aria l’osteria. / Ognun sembrava preso da ossessione: / col pugno il Kid sul tavolo picchiava, /il Grosso pretendeva uno spadone, /il Tubo forte la sua sfida urlava/ e il Duro minacciava distruzione/ mentre a finire il suo bicchier badava. / E in breve, come un fiume turbolento, / usciron fuori e corsero al cimento”.
Poiché si pensava a una guerra bisognava avvertire il marchese Rangoni. Ecco chi ne viene incaricato: “…un avventore, / che col nome di Foca era chiamato/ e di mestier faceva il dipintore”. Ma aveva “la notte prima sbagordato” ed era appisolato su una sedia. Una volta ridestato viene inviato a dare l’allarme.

Il gruppo parte all’inseguimento, si infoltisce di nuova gente così che “era più battaglion che compagnia”. I due rami della storia si uniscono quando “il branco forsennato” di spilambertesi raggiunge quelli di S. Cesario. Di fronte a ciò il gruppo di Piccardo “nel tempo in cui si dice «così sia»/ mise le ali ai piedi e scappò via”. E gli spilambertesi si sentono il petto pieno di orgoglio per questa fuga.

 È il momento di una pausa narrativa dopo tanti eventi e l’autore, rivolta una invocazione alla musa, dall’alto riassume la situazione: il porcello Imperatore guida gli inseguitori, cioè i tre figuri; Bergonzini li tallona col forcone; segue Piccardo con la sua marmaglia e gli spilambertesi in “bizzarra processione”. Arriva però “il più inatteso degli sbarramenti”, ossia “di S. Cesario il muraglione”. Impedimento per modo di dire, perché il portone “era aperto a quelle ore”.

[Citazioni da "La squilla rapita" di Lamberto da Spiniosilva, Mercatino di via Obici, CXXVII Fiera di San Giovanni, Spilamberto, 24 giugno 1997; disegno di Gustavo Cevolani dall'edizione originale]

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