domenica 15 febbraio 2015

CARAMELLE DALL'ARCHIVIO / 9: ROCCA DELLE MIE BRAME...




Prima puntata

Sarà per il suo aspetto goffo, asimmetrico, determinato dall’aggiunta su di un lato degli alloggi della servitù, sarà per la sua collocazione, ma la Rocca è sempre stata la cenerentola del paese, sovrastata dal potere magnetico e prevaricatore del Torrione.
La preponderante esibizione di questa antica torre si rileva anche da tutte le rappresentazioni del Castello di Spilamberto: la Rocca, importante fortificazione della zona di confine tra il territorio papale e quello imperiale, non compare quasi mai.

“Sensibili al suo grido di dolore”
abbiamo pensato di dedicarle la nostra attenzione per ridarle quello spolvero che le spetta.
La sua, è, decisamente, una storia a puntate per quanto riguarda sia la struttura sia le specifiche funzioni.
La sua configurazione venne preceduta da un’unica torre, utile per l’avvistamento dei nemici e per la difesa... gli avversari, al di là del Panaro, erano vicini, l’allerta doveva essere continua!
Siamo poi nel ‘300, quando la Rocca, dopo aver inglobato la torre di difesa, iniziò la sua trasformazione. Dapprima usata come costruzione-fortezza, cominciò a modificare la sua immagine e la sua utilizzazione. Furono i Signori Rangoni, ufficialmente investiti del Castello di Spilamberto e del suo territorio, che diedero avvio al suo mutamento.
Nel tempo venne progressivamente dotata di due ponti levatoi con rispettivi “rastelli”, le porte. Un ponte rivolto verso il Panaro e l’altro verso l’interno del Castello, entrambi in asse con la Porta principale sottostante il vanitoso Torrione, che primeggiava sulle più piccole torri, le “torricelle” o “torresini”, costruite ai quattro angoli delle mura.
...e dopo questo cambiamento? ... cosa succederà? ... a risentirci alla prossima puntata!

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