mercoledì 12 ottobre 2016

SPILAMBERTO: UNO STRAPPO NELLA MEMORIA / 8° ULISSE, LE SIRENE E... CUMULI D’OSSA


Nel suo ritorno verso Itaca Ulisse, dopo aver lasciato la maga Circe, deve affrontare il pericolo delle Sirene. Con il loro canto esse rendono passivo l’uomo che le ascolta, gli fanno smarrire l’identità, lo  spingono nel grande regno dell’oblio.
Circe aveva avvertito Ulisse prima che riprendesse il mare: “Chi senza sapere si avvicina e ascolta la voce delle sirene, non incontrerà più la moglie al suo ritorno a casa; non gli faranno festa i teneri figli; le Sirene là lo affascinano con il canto melodioso... intorno hanno cumuli di ossa di uomini imputriditi, dalla carne disfatta”. Le sirene infatti, dopo aver sedotto l’uomo con il loro canto, lo mangiano.
Tutti sappiamo cosa accade: Ulisse, protetto dalla dea della ragione, Atena, e dagli ammonimenti di Circe riesce a non soccombere, sigillando con la cera le orecchie dei compagni e facendosi legare all’albero della nave. Soltanto così riesce a passare indenne davanti all’isola maledetta, in cui le Sirene sono esiliate per avere osato sfidare nell’arte del canto le Muse, ispiratrici dei poeti e di ogni creatività umana.
Il viaggio di Ulisse è in qualche modo il viaggio del nostro Archivio (come già precedentemente accennato), ma quest’ultimo ha avuto per ora un esito diverso. I nostri avvertimenti e le nostre proteste, quelle dei 902 spilambertesi con le loro firme, avrebbero dovuto svolgere la funzione di Atena e Circe; come la cera nelle orecchie e le corde intorno al corpo, avrebbero dovuto trattenere l’Archivio sulla propria rotta. Non sono bastate, però, a sconfiggere il canto maligno e le fumose promesse della sirena seduttrice, incarnata nella Fondazione: in questo modo, 600 anni della nostra storia sono finiti a Vignola.
Ma noi continuiamo a lottare affinché l’Archivio ritorni, evitando così la perdita dell’identità del paese e il naufragio nel grande regno dell’oblio.

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