mercoledì 15 novembre 2017

LE RECENSIONI DI NASCO / 4

“LA SQUILLA RAPITA”
(terza parte)


di Lamberto da Spiniosilva (pseudonimo di Silvio Cevolani),
Mercatino di via Obici, CXXVII Fiera di San Giovanni, Spilamberto, 24 giugno 1997.


Disegno di Gustavo Cevolani


Sintesi della puntata precedente

Il conte Boschetti di S. Cesario, per mezzo di un banchetto pantagruelico, convince Piccardo e il suo drappello di gran bevitori a muoversi in aiuto dell’imperatore Barbarossa. Questo era in guerra con il Papa e aveva posto l’assedio a Castelfranco.

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Dopo la grande abbuffata, senza sapere come, i prodi si risvegliano sul greto del Panaro. La scena è “patetica e penosa [...] mandavano un puzzo d’orinale/ che con gran gioia un rosso bastardino / saltellando annusava lì vicino”. Litigano subito sul da farsi, finché Piccardo fa notare che si trovano sul lato bolognese del fiume, in terra nemica. Si va alla ricerca di un guado, “Era d’estate e il fiume era ridotto / a poco più di un largo torrentello / profondo sì e no fino al panciotto. / Nondimeno, guadare fu un macello: / molti finiron con la testa sotto, / altri persero l’armi od il fardello / e fu un gruppetto di pulcin bagnati / che infin raggiunse i prospicienti prati. Un altro pisolino. Al risveglio l’esortazione di Piccardo di andare a compier la missione esalta a tal punto il loro eroico coraggio che “...freddini: ognun, pallido in volto oppur paonazzo, / di sottecchi guardava i suoi vicini/ come a esortarli a toglier l’imbarazzo: / ma intorno si vedean sol capi chini. Si accetta perciò la proposta di Farinazzo; egli convince anche Piccardo con del pignoletto che “a mo’ di precauzione, / seco portava dentro un bariletto” e si dirigono nella parte opposta, verso Spilamberto. “Era il cammino aspro e accidentato, sassi dovunque, arbusti in gran groviglio”. Sembra l’ingresso dell’inferno dantesco.

La fattoria del paese li accoglie con “un profumino / di cacciatora, o forse di soffritto”. Se inferno è, è quello di un’osteria. All’intimazione di Piccardo “di spalancar le ante” entra nella vicenda il primo spilambertese “ed una testa fece capolino / mostrando un volto invero un poco strano : / gialli i capelli, occhio malandrino, / la pelle da selvaggio americano, / ovverosia color rosso rubino [..]”, il contadino, un certo Bergonzini / più noto come Chiacchi all’osteria. Alla richiesta di cibo replica: “posso darvi fagioli e maltagliati, / se potete pagar cinque ducati”. L’affermazione sta per scatenare uno scontro quando entra in scena un protagonista che dà l’avvio vero e proprio alla vicenda. “Piccardo corse con la mano al brando / e già Chiacchi traea  fuori il forcone / ancor di sterco ricoperto, quando / dietro al fienil scoppiò gran confusione / d’alte voci che stavano gridando / in preda a gran trasporto di passione. / Emise Chiacchi un grido di dolore, / sbiancossi in volto e urlò: l’Imperatore!”.

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