giovedì 19 marzo 2015

NOTIZIE DALL'ARCHIVIO / 9: CLASSE II MEDIA: I RANGONI E IL MAIALINO



«Anche mia nonna possiede un castello» dice un ragazzo. Ma abbiamo già chiarito che “Castrum” a Spilamberto non è il castello a cui si pensa generalmente, ma il territorio compreso dentro le mura. Stiamo parlando del Medioevo con gli alunni delle due seconde medie che partecipano al nostro viaggio nella storia di Spilamberto. È anche un viaggio reale nel paese, con tre guide scelte tra i ragazzi stessi e che trascinano il gruppone.
Inaspettatamente un alunno indica il Museo dell’aceto balsamico e un suo amico piccato risponde: «So leggere», riferito alla targa all’ingresso. È la vecchia Villa Fabriani.
Abbiamo invitato i ragazzi a cercare prima sulla carta, poi nel paese, gli edifici storici.
Davanti al Torrione qualcuno dice: «E messer Filippo?»  indicandolo come “lo spirito”. La leggenda spunta sempre: chiariremo la prossima volta, il programma di oggi è ormai troppo intenso.
Il ragazzo dello Sri Lanka, uscito spavaldo nell’aria ancora gelida con la sola camicia, mi dice che anche nel suo paese ci sono delle torri.
Ormai siamo davanti all’antico Palazzo Rangoni (là, dove gli spilambertesi dicono di trovarsi “sotto il portico di Bondi”!): a metà del Quattrocento era splendido, nel suo interno la ricchezza e la “cortesia” affascinavano gli ospiti.
Un attento alunno ci indica in lontananza la sconsacrata chiesa di S. Maria, inconfondibile, incoronata com’è da tempi immemorabili dalle sue impalcature.
Immediatamente ecco qualcosa di interessante, di cui si era parlato in aula, però ora invisibile; la guida adulta la localizza con l’immaginazione: è la “Colonna rossa”, ed anche di questa si parlerà poi.
Il vento leggero della storia ci spinge nella corte d’onore della Rocca, dopo aver con fatica individuato sulla pavimentazione i segni dello scavo ora ricoperto ... clic! scatto fotografico di tutti noi dentro il perimetro che indica la collocazione del nucleo originario, la prima torre; ma... non c’erano nemici da avvistare, solo la preoccupazione di comparire in quella fotografia che ci ricorderà quel giorno.
Vinta la lotta con le serrature ed entrati nell’altra più recente ala, è stato facilissimo individuare la “R”, il documento materiale-visivo che rievoca i proprietari: i Rangoni.
Proprio su di essi era imperniata la lezione, questa famiglia vissuta per molti secoli in simbiosi con il paese. Per introdurre la loro importanza si erano proiettate diapositive, fra cui quella del vicino Castelnuovo, pensando che i ragazzi ne avrebbero completato il nome: C. Rangone; ma al nome Castelnuovo essi hanno associato in coro “il maialino!”. Così la nobile casata è stata spodestata da quella piccola statua che in mezzo alla piazza si presta pazientemente alle continue attenzioni di bambini e passanti. La maestà del casato era però stata ripristinata dai ritratti dei vari Signori, in particolare quello di Guglielmo II, che esibiva un colletto di preziosa pelliccia. Impietosa, però, Criseide ha spiegato che la funzione del pregiato colletto era anche quella di attirare, al “caldino”, cimici e pidocchi, che abbondavano sulle persone di allora, poco amanti della pulizia, se è vero, come si dice, che il Re Sole in tutta la sua vita ha fatto il bagno solo tre volte!
È tardi, bisogna tornare a scuola; usciti dalla Rocca troviamo l’ex maggiordomo degli ultimi Marchesi che ci osserva; lo salutiamo gentilmente. Bisogna affrettarci.

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