mercoledì 6 settembre 2017

ROCCA DELLE MIE BRAME / 22: LA ROCCA IN GIOCO


Resto dell’antico “ponte morto” – avancorpo in muratura - che sovrastava
la fossa sul lato occidentale della Rocca.
Foto concessa a C. S., nel 2010, dall’Ufficio Lavori Pubblici del Comune di Spilamberto.
Vicedirettore scientifico e direttore operativo degli scavi dottor Alberto Monti, autunno 2007.


Quanti altri giochi e sorprese in quella lunga successione di stanze nella Rocca.
Dopo la visita dello stupefatto Luìgin anche la popolazione di Spilamberto poté vedere ed utilizzare quegli spazi. Si era sotto il dominio francese dal 1796.
Tolti di mezzo i privilegi dei nobili, i “nuovi cittadini”, fatte proprie le idee di “libertà, fraternità e uguaglianza”, reclamavano spazi nel “Castello”. L’esigenza di cambiamento si era già avvertita dopo la collocazione dell’Albero della Libertà davanti alla “Comuna vécia”.
Così la richiesta di un luogo da parte dell’Unione Patriottica per poter svolgere attività teatrale fu subito sostenuta dalla “Municipalità” di Spilamberto. Questa, nell’agosto (“termidoro”) del 1798, inviò all’autorità del Potere Esecutivo, a Modena, la richiesta che venisse accordata la sala del  “cosiddetto Trucco” della Rocca, ormai non più proprietà dei marchesi Rangoni, ma della Nazione: “Per bandir l’ozio in un lodevole divertimento e di portar la fiaccola della libertà tra le più odiose tenebre dell’aristocrazia”
Ed eccoci dentro la Rocca:
in una anticamera due tavolini da gioco coperti di damasco verde con “borse di pelle” e tutt’intorno il brillio “dell’oro”!; nella “Camera della Conversazione” due tavolini per giocare e una tavoletta, entrambi di noce, col gioco della dama e quello degli scacchi; il tutto dentro ad una preziosa cassetta rivestita di “droghetto verde” (l’attuale broccato o jacquard!); nella “Camera del Belvedere” altri quattro tavolini da gioco verniciati con la preziosa e resistente “lacca cinese”; ed in cucina, anche in cucina! e nel “tinello”, altro tavolino con borse per giocare e ancora una tavola da dama!
In un angolo le racchette per il gioco del “volano”, o “volantino”, che la “Rivoluzione francese” aveva reso di moda anche fra larghi strati della borghesia. I Rangoni lo avevano adottato per loro e per gli ospiti. Veniva praticato nella fossa, da tempo prosciugata, davanti alla facciata occidentale della Rocca. Ora avrebbe potuto praticarlo anche il popolo.
L’ondata libertaria trovò però un arresto.
Gli abitanti del “Castello” poterono godere di quegli spazi e giochi aristocratici non oltre il 1812, anno in cui furono restituiti ai nobili i loro beni non venduti durante il “Governo napoleonico” (un Decreto dell’Imperatore lo stabilì il 27 aprile 1811).
E la Rocca tornò ai Rangoni.

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