mercoledì 28 febbraio 2018

LE RECENSIONI DI N.A.S.CO / 6

“Un capolavoro perduto”
L’Assunta di Guido Reni




Se vi capita di effettuare una visita alle nostre chiese guidati da Maria Paola Lelli rimarrete impressionati dalla quantità di opere d’arte presenti, molte in S. Adriano, ma non solo. Immagini che ci sono consuete, o di cui non ci accorgiamo nemmeno, diventano affascinanti e ci parlano. Proprio così. Ma dei due capolavori più rilevanti uno manca; certo non basta lo sguardo dolce della Madonna della Rondine di Michele da Firenze a consolarci. L’Assunta di Guido Reni non c’è. Si trovava nella chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Il libro di Maria Paola Lelli, “Un capolavoro perduto” (Istituto Enciclopedico Settecani, Spilamberto 2016) ci racconta tutta la vicenda. È la confraternita di S. Maria degli Angeli che dà il via all’iniziativa di sostituire un rilievo in terracotta con un’altra produzione artistica. Il contesto è quello del culto mariano molto vivo a Spilamberto e tutto viene ricostruito dall’autrice. Si passa quindi alla storia travagliata della realizzazione dell’opera; gli artisti, si sa, sono persone particolari.
Una rapido, ma esauriente quadro biografico-artistico di Guido Reni precede il doloroso racconto della vendita e la situazione attuale.
Al di là del rigore storiografico della studiosa vorremmo sottolineare due aspetti che emergono da questo agile volumetto. Innanzitutto si avverte il desiderio di divulgare le conoscenze. La professoressa Lelli si impegna perché nuove persone scoprano l’importanza, le caratteristiche, il senso dell’opera, senza però cadere nei due tranelli tipici della divulgazione: la superficialità e l’eccesso di semplificazione. Al contrario ci vengono raccontati una vita e un percorso artistico e creativo in uno stile chiaro, scorrevole ed accessibile a tutti, senza trascurare la completezza dell’informazione. Inoltre, nel calore delle descrizioni si avverte che, nella visione dell’autrice, l’arte è una via per approfondire e consolidare la fede. La veste tipografica curata dall’Istituto Enciclopedico è impeccabile, e piacevoli la ricchezza e il colore delle immagini.
Il patrimonio culturale di Spilamberto trova il giusto riconoscimento e risalto in questo saggio.

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