mercoledì 14 febbraio 2018

NOMINA NUDA TENEMUS / 8

Un tribunale nello spino di Lamberto


Particolare dal “Placito di Bonifacio” del 1051.
Nella prima riga si legge “in loco q(u)i (dici)t(u)r spino lamberti in laubia domnicata bonifacio”


Aveva un nome, Spinalamberto; ormai era noto e si sentiva la melodia del suo profumo di bosco, di spini e di terra coltivata. La strada che lo percorreva quel giorno rimbombò a lungo degli zoccoli dei cavalli e del cigolio delle carrozze. Era il 18 giugno 1051. Il frastuono cessò quando Bonifacio, marchese di Toscana e padre di Matilde di Canossa, giunse a un’abitazione di sua proprietà – questo territorio apparteneva infatti ai Canossa.
Si doveva emettere una sentenza importante, e per questo erano presenti grandi personalità: il conte di Parma Ardoino, il messo dell’imperatore, nove giudici del sacro palazzo, sette vassalli di Bonifacio e molti altri. A questi si aggiunse il vescovo di Parma con il suo avvocato. Il “placito” del marchese – così era chiamata la sentenza data da un’autorità giudiziaria – stabilì che metà della corte di Sala nel modenese appartenesse alla chiesa di Parma.

L’adunanza si tenne “in laubia domnicata”, cioè sotto una tettoia a proposito della quale esistono almeno due interpretazioni. Secondo alcuni, la “laubia” sarebbe appunto solo una tettoia, eretta provvisoriamente con il preciso scopo di ospitare il Marchese dal momento che sul territorio non esistevano ancora edifici, o almeno edifici adatti. D’altra parte, Bonifacio era presumibilmente accompagnato non solo dalle personalità che abbiamo indicato, ma da una consistente scorta; la stessa avevano, lo si può immaginare, i messi imperiali e il vescovo. Perciò si può ipotizzare che la “laubia” fosse la tettoia di una casa padronale, una abitazione di una certa rilevanza nel territorio – anche se non certo posta dove sorge ora l’abitato –, forse in grado di ospitare per più giorni un certo numero di persone.

In ogni caso, si trattò di un evento significativo e ne troviamo traccia in un documento con la firma di Bonifacio, di 11 giudici del sacro palazzo e di un giudice dell’imperatore. Ma questa non sarà l’unica testimonianza a favore di una crescente importanza strategica della località, qui chiamata Spinolamberto, anche prima dell’edificazione del castello. Il profumo acquista man mano consistenza; è ancora, però, un nome nudo.


[Per approfondire la storia del nostro territorio prima del 1210 si veda S. Cevolani, Prima del castrum, Istituto Enciclopedico Settecani, 2012, dove si sostiene l’ipotesi della “laubia” come semplice tettoia provvisoria. Il documento citato nel testo è conservato presso l’Archivio Capitolare della Basilica Cattedrale di Parma; l’immagine è tratta da C. Caprara, C. Cevolani, P. Corni, In loco qui dicitur Spino Lamberti, Istituto Enciclopedico Settecani – Comune di Spilamberto, 2010.]


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