lunedì 20 aprile 2015

NOTIZIE DALL'ARCHIVIO / 12: CLASSI II MEDIE: PRIMAVERA NEL PARCO DELLA ROCCA



Saranno stati il tepore primaverile e la leggera brezza che sfiorava gli alberi del Parco a stuzzicare l’irrefrenabile irrequietezza dei ragazzi. Sta di fatto che non si riusciva a comporre la loro fila per dare il via alla “ola”. Appena in ginocchio si spintonavano scherzosi e si lasciavano cadere abbracciando il tenero verde e assaporando il richiamo della terra. Poi la cosa è riuscita e l’onda delle braccia si è alzata e abbassata varie volte, sotto l’occhio impertinente della videocamera. Vitalità prorompente, desiderio di scherzare.
E poi, ecco il laghetto a forma di cuore: si intravedeva tra gli svolazzanti piumini dei soffioni, che maggiormente erano sospinti dai ragazzi, in gara tra loro per raggiungere per primi quello specchio d’acqua.
La cosa che fa pensare è quanto poco i giovani conoscano il paese. In aula, hanno individuato sulla mappa il Torrione, la Rocca, poco altro, ma non hanno dimenticato l’Atelier di Corso Umberto e la non lontana gelateria. Una ragazza, ahimè, ha denominato San Carlo la chiesa di S. Adriano. Sempre durante i preliminari, in aula, è comparso, sulla lavagna interattiva, lo stemma dei marchesi Rangoni, che dicono di aver già visto nella Rocca di Vignola: sì, per un breve periodo, Vignola è stata governata dai Rangoni. E perché la conchiglia tra righe rosse, bianche e blu?
Un ragazzo risponde: «Per il Panaro». No. La cappasanta, simbolo del pellegrinaggio in Galizia, porta a parlare di Santiago di Compostela, Roma e Gerusalemme, le mete dei pellegrini .
«A piedi?» chiedono.
Allora si parla degli scavi di San Bartolomeo a Spilamberto e dei pellegrini sepolti con conchiglia e bordone che si trovano nel museo.
La loro curiosità fa chiedere come mai si siano conservate le conchiglie.
Le domande degli alunni aprono sentieri imprevisti: ogni classe reagisce in modo diverso di fronte alle stesse notizie.
Occupati ad ascoltare le preferenze del loro immaginario di fronte a varie foto di castelli, quasi ci si dimentica di chiarire che il Castello di Spilamberto non è la Rocca, ma il territorio fortificato, un luogo cinto da mura: questo si intendeva nel Medioevo, non quello di Disney; lo testimoniano anche Castelvetro, Castelnuovo R. e Castelfranco. Le parole hanno più significati che cambiano nel tempo.
In cammino verso la Rocca, guidati dagli alunni incaricati di individuare gli edifici storici, una ragazza si ricorda dell’acetaia solo a metà di corso Umberto. Il “portico di Bondi” e l’antica abitazione dei Rangoni sono per loro una topografia sentimentale, sono diventati “il muretto degli innamorati”. Viene detto per scherzo: «Ma ora non ci si innamora più!». Alcune ragazze negano decisamente l’affermazione!
Sollecitati, osservano poi, e riconoscono, i merli dello “Stallone”, rigorosamente ghibellini; vedono lo stemma sul balcone del “Vecchio municipio”, ma non sanno decifrarlo: è il simbolo del Comune di Spilamberto! La prossima volta dovremo probabilmente iniziare dall’immagine del biancospino!
Nella “Caccia al tesoro”, il ritrovamento della R, in terracotta, simbolo dei Rangoni nella Rocca, risulta un po’ laborioso; si son dati da fare, ma la cercavano dove non era. Il ragazzo che l’ha individuata per primo si è attirato le indispettite esclamazioni dei compagni. Soltanto fortuna!
E poi nel Cortile d’Onore, ancora la brezza del Panaro (la stessa che nelle “Quattro arie” accarezza le chiacchiere dei presenti) sollecita piacevolmente le osservazioni dei ragazzi, che cercano di individuare quel passato che, nelle pietre delle pareti esterne, ci racconta i tormentati mutamenti di questo nostro importante monumento storico.
E in conclusione? Speriamo che da questa escursione i ragazzi possano conservare una nuova immagine della loro Spilamberto, di quel paese che sembrano conoscere soltanto nelle apparenze!

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